PREFAZIONE

 

Nelle elezioni amministrative del settembre  1920 riuscì vittorioso il blocco delle forze che facevano capo alle tre fiorenti organizzazioni "Società Operaia G. Garibaldi"  "Cassa Agraria" e "Associazione Com­battenti" contro - il vecchio partito dei civilardi che, tolta una breve parentesi dal 1901 al 1906, aveva da ben sessant’anni tenuto le redini della cosa pubblica.

La nuova amministrazione,  composta di operai e contadini si è trovata di fronte ad un paese da rifare integralmente sotto tutti gli aspetti, materiali, morali, sociali ecc., di guisa che ha sentito il bisogno  di a­dottare una serie di deliberazioni che tendono ad, av­viare verso la soluzione i molti e complessi problemi cui è legata la vita del paese.

Per lumeggiare sia di fronte alle superiori auto­rità, sia di fronte al pubblico le varie pratiche incam­minate o da incamminare si  è stimato opportuno com­pilare questa monografia, che risente molto della affret­tata sollecitudine con cui si è dovuta ammannire sotto la pressione degli immediati bisogni del paese cui è destinata a portar un contributo di chiarezza e di  luce.

Con questo solo intento, la Giunta  Municipale ha

deliberato di farne la pubblicazione a spese del Comune.

 

Resuttano li 4 Novembre 1921.

                                                                               Dr. ANTONINO MANASIA

 


Al centro della Sicilia

 A chi venendo in Sicilia non si limiti ad osservare le città principali, che son tutte (eccetto Caltanissetta) alla periferia dell’Isola, ma si addentra verso l’interno di essa, risalta subito agli occhi la profonda differenza fra la zona costiera e la parte centrale dell’isola stessa.

Se ne ha subito un’idea, anche guardando dal treno in quel tratto della linea Palermo-Catania, in cui lasciata la costa alla stazione di Cerda, s’interna per la valle del Fiumetorto verso Montemaggiore e Roccapalumpa; per una lunghezza di qualche paio di chilometri in profondità continua la vegetazione lussureggiante della spiaggia, e poi cominciano le terre brulle.  

Ora,  procedendo sempre più verso l’interno, tali condizioni si aggravano, fin che si arriva al cuore dell' isola che è anche il centro classico del latifondo. Questo centro è appunto quello dove sorge Resuttano.


Cenni idrografici

Dalla stazione ferroviaria di Villalba, accedendo verso Resuttano, dopo superata la salita del Landro si raggiunge, la Portella del Morto che è un valico attraverso, ad una delle principali creste di quegli irregoli gruppi di montagne nei quali si frastaglia il raccordo delle due maggiori linee montagnose dell’isola, cioè la linea orientale nella quale si riscontra la continuazione dell'Appennino e la linea occidentale nella quale si riconosce la continuazione dell’Atlante Tunisino.

Guardando dalla Portella del morto verso Nord, si possono contare e indicare a dito i pizzi del massiccio calcareo delle Madonie. Verso Nord-Est, si vedono allineare sull’ orizzonte le Nebrodi coi relativi contrafforti e verso Sud-Est, con i " fili" di Chibò e di Cuti si vedono continuare i gruppi dei Monti Erei. Gli elementi idrografici della Regione sono determinat dal fatto che Lo spartiacque essendo spostato a nord del massiccio delle  Madonie, viene a formare dal sud quella grande vallata che si scorge dalla Portella del Morto e che comprende un  ventaglio di tor­renti sboccanti nello Imera Meridionale.  Ai rispalti delle Madonie son allineate dinanzi agli occhi dell’osservatore Alimena, Bompietro, Gangi,  le Petralie,Geraci e ­Polizzi.In fondo alla grande vallata si scorge Resuttano.

 


Cenni storici

 Le vie maestre che nell’evo’ antico e medio ser­virono per andare dalla costa settentrionale dell’isola verso il cuore di essa, cioè fino a Castrogiovanni  erano segnate dai due corsi dell’Imera settentrionale e meridionale. Arrivando poi verso Castrogiovanni potevano raggiungersi le altre due coste dell’ Isola cioè l’orientale o la meridionale volgendo verso oriente oppure proseguendo a Sud. Le due Imere costituirono nei tempi antichissimi la linea di confine fra Siculi e Sicani; ed ai tempi de­gli arabi, quando l’isola fu divisa in tre valli, era pu­re per un buon tratto a monte il corso dell’ Imera meridionale che costituiva il confine fra il val di Mazzara e il val Demone.

 

 

segue ( sto lavorando per Voi)