LE ORIGINI    DI UNA ANTICHISSIMA CITTA’

   Su un poggio della riva sinistra dell’Imera Meridionale, ad un paio di chilometri dall’attuale abitato di Resuttano, nella località denominata Risicallo, i Saraceni che dominarono la Sicilia dall’827 al 1086, edificarono il Castello di Rahal-Sultan di cui ancora si conservano i ruderi come e visi­bile nella foto che segue. La denominazione Rahal-Sultan significa proprio Casale Munito, cioè Castello, e da questo nome prese poscia denominazione quella contrada.Di questo Castello se ne fa cenno nella storia della conquista della Sicilia, avvenuta fra il 1061 e il 1127 da parte dei Normanni, quando il Conte Ruggero il Normanno nel 1088 cinse d’assedio la piazzaforte di Castrogiovanni, l’attuale Enna.Egli, il Conte, fece appoggio in quel Castello per il deposito del bot­tino ricavato dalle squadre di razziatori che mandava nella zona delle Madonie, e di là, dal Castello, poi inoltrava verso Castrogiovanni per ap­provvigionare il suo esercito che cingeva di assedio quella piazzaforte.Re Federico II l’Aragonese nel 1326 nel viaggio da Palermo a Catania, via Castrogiovanni, assalito da un attacco di gotta dovette sostare alcuni giorni in quel Castello ove poi vergò quel testamento in forza del quale confermava come suo successore al trono il figlio Pietro e assegnava la Contea di Collesano al figlio primogenito di Francesco Ventimiglia Conte di Geraci, suo favorito.Lasciato il Castello, Federico Il raggiunse Castrogiovanni da dove per l’aggravarsi del male volle essere trasportato a Catania. Nel giugno 1337, all’età di 65 anni Federico II morì e fu sepolto a Catania. Nel 1393 il Castello assieme ai feudi di Rachilepi e Raxafio, dal Conte Antonio venne staccato dalla Signoria dei Ventimiglia e assegnato al suo parente Umberto il quale poscia lo diede in dote alla figlia Giovanna che sposò nel 1473 un Florida di Polizzi.Una figlia di questo Signore andò sposa a don Forte Romano da Termini Imerese portandogli in dote la Signoria dell’anzicennato Castello. Nella Chiesa di S. Maria delle Grazie di Termini Imerese si conserva il sarcofago in marmo che racchiude i resti di don Forte Romano, sul quale leggesi il possesso della Signoria di Resuttano. Un discendente di don Forte Romano vendette tale Signoria a don Giuseppe di Napoli Duca di Campobello che nel 1600 sotto la dominazione spagnola era uno dei più potenti nobili di Palermo, il quale ne assunse la Signoria col titolo di Principe. Nel 1626 questo potente Signore, nel feudo Rachilepi a poco più di 2 km. a Ovest-Sud-Ovest dal Castello e sull’alta collina che si erge fra il torrente Ciampanella -- Sparaino e torrente Difesa, attraversata dalla R. Trazzera Tudia - Barbarico - Ciampanella, edificò l’attuale paese che da Rahal - Sultan fu chiamato Resuttano.Fu poi eretto a Comune e gli si diede un territorio di Ha. 3.700 la cui capricciosa delimitazione può osservarsi nel grafico che segue.Territorio spezzato in due con la porzione maggiore ove è ubicato Resuttano, tutta compresa entro il territorio della provincia di Palermo e circuita a Nord, a Ovest e Sud dal territorio di Petralia Sottana, e la por­zione più piccola, 500 ett. circa, ove sta la frazione di Ciolino, contigua alla provincia di Caltanissetta. Fra le due porzioni di territorio si incunea una striscia di terra di Petralia Sott. che comprende gli ex feudi Cuti, Monaco Soprano Mediano e Sottano.Stranezza di confini che a dispetto del progresso dei tempi nostri, progresso inteso come maggiore giustizia, ancora perdura e si mantiene e tormenta la vita economica e sociale dei resuttanesi.Per tale stato di cose fra l’altro, non si consente ai lavoratori di Resuttano di potere esplicare la loro attività lavorativa nelle contrade Casale, Ciampanella, Landro, Cuti, Monaco cioè entro un raggio da 1 a km. 3 dall’abitato di Resuttano, essendo riservata invece, tale zona, ai lavoratori di Petralia Sott. che ne distano da 15 a 20 km.!     Malgrado tale grande ostacolo al progresso, Resuttano però ha risolto i difficili problemi dell’approvvigionamento idrico e distribuzione interna, fognature, illuminazione elettrica, telefono, servizi automobilistici, viabilità ,ecc. Solo la sua frazione di Ciolino che conta 300 abitanti manca di tutti quei servizi indispensabili alla vita di popolo civile, e quelle buone famiglie di lavoratori vivono ancora la vita dei secoli passati: niente illuminazione, niente acqua, fognature, strada di accesso carrozzabile, ufficio postale, telegr., niente telefono! Esse però, assieme a tutti i resuttanesi nutrono fiducia che l’Istituto della Regione oltre a far giustizia sul problema territoriale di Resuttano, saprà pensare e provvedere anche per loro!

AMBROGIO STELLA

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