Recensioni

Diverse delle liriche qui raccolte sono state pubblicate in antologie, dizionari, riviste e presentate in alcuni concorsi con lusinghieri risultati.

Di seguito si riportano le recensioni che hanno accompagnato dette pubblicazioni e le motivazioni di alcuni dei riconoscimenti conseguiti dall’Autrice.

Antologia “Poeti degli anni ‘90” - Bologna 1990 - Editrice BOOK

Renzo Baiini così introduce le liriche pubblicate: Le mie mani, Sconosciuto, Carnevale e Notte d’autunno:

“Maria Panzica - Siciliana, vive a Resuttano (CL) dove è nata. Nonostante la giovane età (è studentessa) ha già avuto più occasioni per evidenziare la singolarità delle sue proposte liriche, suscitando interesse e consensi. Le liriche di Maria Panzica sono l’analisi non solo dei sentimenti delicati di una donna che esprime il suo mondo interiore in versi, spontanei e senza artificio, ma anche del nostro ambiente e dei suoi problemi, evidenzia ti a tratti lievi, dei quali, tuttavia, si avverte l’immane presenza. Non è il dramma di un cuore che soffre e si lamenta, è la storia di un’anima che, immersa nella realtà, ne esce integra perché ha imparato a vivere, a capire e forse ad accettare la vita per non sentirsi esclusa. Non cupa tristezza che opprime il lettore, ma sofferenza malinconica aleggia nei versi, esenti da enfasi retorica e densi di sigrnficati.”

Antologia “L’anima della poesia” - Bologna 1997 - Editrice BOOK

Eleonora Roncaglia così introduce le liriche pubblicate: La Tua Presenza, Basta così poco, L’illusione del mare e Notte d’autunno:

“Nata a Resuttano nel ‘57, dove vive. Tra i recenti riconoscimenti che ha ricevuto ricordiamo:

premio “Cultura Città di Mussomeli”; Diploma e Menzione d’onore dall’Ass. Turistica Pro-Loco di Caltanissetta; “Premio Guastaferro” per la silloge poetica. Suoi testi figurano in riviste, dizionari e antologie.

M. Panzica accompagna la voce della sua poesia con un tono pacato, come di “umiltà necessaria”, nella condivisione di una “parola” che in quanto poetica diviene “profetica”, cioè interpreta lo spazio tra il “DIRE” e il “SENTIRE”. In questo senso, la raffinata correlazione con la trama ricca di un tessuto fatto di Fede dà i suoi migliori risultati, circondando il lettore di notevoli pensieri e sentimenti generati da una trasparente sensibilità dell’anima. “Basta così poco, basta solo chiudere gli occhi”: così la poesia attraversa gli incroci della vita, con le sue gioie, i dolori, le più calde Presenze.”

Pro Loco di Caltanissetta - Premio letterario “Pier Maria Rosso di San Secondo” -

La motivazione per il racconto “Natale a casa mia”, 2° classificato:

“In “Musica di foglie morte”, dramma breve in due tempi, tra i più belli di Rosso, il protagonista che è il Signore dal pastrano verde, quasi sussurrando, con voce roca e disperata, dice al cameriere dell’albergo: “Eh, eh già! Ecco, se spuntasse anche il sole... dico... se si potesse vedere il sole!...”

L’uomo del Sud, emigrante nel Nord, avrebbe voluto rivedere il sole della sua Sicilia, i cieli azzurri, le vecchie, care tradizioni della terra natia. “Nata la a casa mia” ripercorre con metaforica, analogica e simbolica figurazione descrittiva il percorso di chi il suo Sud non lo ha mai dimenticato, al punto tale che proprio alla vigilia di Natale, pur avendo un lavoro in una città del Nord, decide la fuga, il ritorno al suolo patrio dove gli odori, i sapori, i colori, gli affetti, i sentimenti, le abitudini sono e costituiscono esclusivo patrimonio di questa terra, spesso ingrata, qualche volta ostile con i suoi figli, ma perennemente presente nella mappa geografica del cuore di chi l’ha lasciata senza averla mai dimenticata. Il ritorno alla grande madre terra, che è stato uno dei temi più cari a Rosso, è in questo racconto egregiamente descritto ed esemplarmente definito nella forma e nel contenuto.”

Pro Loco di Caltanissetta - 21° Concorso di Poesia in Lingua Italiana a tema libero

“DICEMBRE CON VOI!”­La motivazione per la poesia “Solo una donna”, classificata:

“In questa lirica, delicata e struggente, la poetessa esprime con grande sensibilità, senza toni retorici e velando le parole con il pudore dei sentimenti, un desiderio inappagato di maternità, una vocazione rimasta ines pressa, come sottolinea l’uso reiterato del condizionale, quasi un progetto di vita, d’amore e di insegnamento, rimasto però irrealizzato.

Il linguaggio è semplice ma opportuno per questo più vero e toccante, i versi si susseguono asciutti, senza fronzoli e senza indulgere alla ricerca di rima e di assonanza.

Il tutto si confà ad uno stato d’animo permeato di quella pacata malinconia che suscitano in noi le occasioni mancate della vita. La poetessa ha tra l’altro il merito di farci scoprire che la maternità, prima ancora che uno stato anagrafico, è soprattutto una condizione dello spirito.”

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