MOBBING: COS’E’

 

La prima volta che ho sentito questo ter­mine è stata ascoltando una trasmissione radiofonica della mattina.

Sentendo che l’argomento sarebbe stato incentrato su questa parola inglese, per la mia idiosincrasia verso tutte le parole stra­niere che stanno invadendo, contaminando e deturpando la nostra bella lingua, ho spento la radio, pur a malincuore, essendo io un fedele radioascoltatore dei programmi radiofonici nazionali.

Alcuni giorni fa, sfogliando le pagine di un giornale che mensilmente ricevo a casa mia, ho letto il termine “mobbing”.

Incuriosito ho voluto saperne di più e ho letto l’articolo che parlava appunto del “mobbing”. Con mia grande sorpresa ho scoperto che pur non conoscendone l’esi­stenza e il significato, in passato io e chissà quanti altri ne avevano inconsciamente subito e sofferto le conseguenze negative. Molte volte ciò non era stato fatto volonta­riamente, ma pur sempre se ne avevano avuti gli effetti disastranti (devastanti), in casa, nel gioco, a scuola, nel lavoro, nei clubs e chissà in quali altri posti.

Quante volte vedendo i films su Fantozzi non ci siamo sentiti presi da giusto furore per come lo vedevamo trattato da colleghi e superiori, quasi mettendoci al suo posto per ribellarci a simili angherie. Anche se poi nel­la realtà subivamo quasi in silenzio senza reagire per il falso senso del quieto vivere, del non farci caso.

Ma ora, per quelli che come me non avendo studiato l’inglese, non conoscono il significato del termine “mobbing”., dico che esso significa sopruso, sopraffazione, angheria e deriva dall’inglese “to mob” (assalire tumultuosamente).

I soprusi, le sopraffazioni, le angherie si sono sempre attuati e da sempre subiti sin da quando sulla terra gli uomini sono stati più di uno, ma nessuno ne aveva parlato facendone oggetto di studio come fenome­no sociale capace di causare spesso irrepa­rabili danni a chi ne è (stato) fatto oggetto.

Il primo a farne oggetto di attente osser­vazioni e di accurato studio, come fenome­no di terrorismo psicologico è stato lo psi­cologo tedesco Heinz Leymann. Egli nei suoi studi ne ha evidenziato gli effetti

nel­l’ambito neuropsichico su chi è soggetto a simile trattamento.

Leymann ha anche descritto i vari distur­bi manifestatisi in chi viene “mobizzato” (che brutto neologismo).

Spesso notiamo comportamenti insoliti o sentiamo accusare disturbi a persone, a nostri amici o in noi stessi, specie se occu­pati nei cosiddetti posti di lavoro fissi, come improvvise cefalee, difficoltà digestive di vario genere, facile irritabilità, disturbi car­diaci, dermatosi, ecc.

Non si era mai pensato che spesso cau­sa ditali fastidi fossero soprusi, sopraffazio­ni, angherie subiti e sopportati negli ambienti lavorativi.

Chi attua simili trattamenti verso gli altri forse non si rende conto del danno che arreca. Ma da quando è stata introdotta la mobilità nei posti di lavoro, o da quando alcune aziende statali sono state privatizza­te, gli addetti ai lavori sono soggetti a conti­nui spostamenti da un’occupazione ad un’altra, da un ufficio ad un altro, o sono costretti a svolgere una mole di lavoro in più senza alcun corrispettivo in danaro. O non possono aver concesse le ferie quando sono da loro richieste, o vengono costretti a usufruirne quando non richieste dietro la motivazione, troppo spesso abusata, di ragioni d’ufficio.

E se ciò fosse fatto ad arte per avere, in caso di ribellione, un valido motivo per un eventuale prepensionamento o licenzia­mento? ed essere così ossequienti al detto:

O ti mangi sta minestra o ti jietti da finestra? Forse “mobbing” significa questo?

 

Michele Giunta