“Borgo Ciolino”
nel territorio di Resuttano
Se l’architettura è “la registrazione della storia dell’umanità”, come scrive Honorè de Balzac, quella rurale esprime la storia di un popolo la cui occupazione fondamentale è stata, per millenni, l’agricoltura.
Predominanza agricola del territorio che traspira attraverso i numerosi mulini, pagliai, canalini, ma soprattutto le masserie, antichi manieri riadattati nei secoli successivi, che in ogni feudo garantivano il controllo e la sopravvivenza degli uomini e dei territori.
Un patrimonio rurale che rappresenta monumenti della civiltà contadina, la cui importanza è data dal valore architettonico e dagli elementi indissolubili dell’intero paesaggio.
Si tratta di una presenza paesistica d’altissimo significato quasi sconosciuto che meriterebbe da solo l’istituzione d’itinerari turistici alternativi.
Libri a cielo aperto dove sono scritte le vicissitudini della storia civile, politica ed economica di un territorio e dove emergono, con evidente forza, analoghe conflittualità: dalle riforme agrarie, all’assetto della proprietà, al rapporto tra il centro abitato e la campagna, la cultura contadina, ecc.
Oltre a questa architettura rurale, in Sicilia è ancora vivo il ricordo dei villaggi di pagliara, che Luciana Natoli ha definito “…realtà primigenie, di esperienze e rapporti diretti; ma è insieme cultura della polis, fatta di leggi non scritte, di tradizioni inviolate, di un senso corale di bisogni”.
Danilo Dolci fece conoscere il borgo di pagliai di Tudia, Giorgio Valussi quelli in contrada Musoloco nella valle del Tumarrano; analoghe strutture si trovavano anche nell’ex Ducea di Nelson nel territorio di Tortorici, villaggi di pagliara dove si nasceva, si viveva e si moriva.
Il prof. Oliveri con grande rigore scientifico ed intelligenza introspettiva recupera e propone all’attenzione di un’opinione pubblica Borgo Ciolino, sintesi cultuale di una sicilianità specificatamente rurale.
Un recupero fatto in silenzio rispettando la cultura dei “Ciolinari”, ed analizzando nei suoi cinque capitoli, “la saggezza della acuta conoscenza delle loro tradizioni e del rispetto che essi hanno della memoria dei luoghi” concretizzata in tutti gli aspetti di un popolo: la storia, il folklore, le preghiere, le sofferenze e le abitudini alimentari.
Filippo Oliveri, colto, sensibile e con forte caratterizzazione umana analizza le vicissitudini del “mondo” ciolinaro. Con impegno e semplicità espressiva riesce ad analizzare il passaggio ed il travaglio di questa popolazione che vede nella migrazione dei suoi figli l’evoluzione lenta di un cammino tra passato e futuro.
E come in una fotografia impressiona, oltre alle macro immagini, anche quelle più sbiadite e mimetizzate riuscendo, nonostante la difficoltà, a memorizzare un’etnia “che difende con tutte le sue forze la propria cultura”.
Borgo Ciolino trova, nel prof. Oliveri, il suo narratore, il suo poeta che propone alla ribalta di un pubblico sempre più distratto da movimentismi ed esterofilie che si allontana dalle grandi e millenarie tradizioni siciliane una vera “storia” mimetizzata in una analisi antropologica che trova, a dire il vero, pochi esempi simili.
L’Oliveri oltre al recupero antropologico effettua anche quello linguistico , poiché attraverso gli oggetti, gli usi, le abitudini, le pietanze, le preghiere immortalizza il linguaggio ciolinaro che, per l’isolamento geografico, mantiene tutte le proprie connotazioni linguistiche.
Il libro analizza inoltre la rottura del lungo rapporto che pareva immutabile della presenza del ciolinaro in quell’ambito territoriale, che per secoli aveva creato ed educato a sua immagine, con sapienza e pazienza, l’ambiente del Borgo, attirato dal mito dell’urbanesimo e del consumismo, provocando la migrazione della gente contadina dalle campagne.
Così, sotto la spinta di forze sotterranee un’intera cultura è entrata in crisi e quell’equilibrio formatosi tra uomo, casa ed ambiente, attraverso generazioni di schiene ricurve e mani pazienti, si è incrinato.
Una civiltà ciolinese che aveva creato uno tra i più prestigiosi paesaggi siciliani, attraverso l’attività anonima e corale di molte generazioni, si è dissolta negli ultimi decenni.
L’appello del prof. Oliveri “Impegnarsi per Ciolino non significa vivere nostalgicamente un passato, piuttosto riprendere le fila di una cultura che è di tutti, nessuno escluso;la cultura popolare, troppo spesso liquidata come processo di degradazione rispetto alla forme e ai livelli della cultura egemone”.
“Recuperare Borgo Ciolino” o “impegnarsi per Ciolino” deve essere l’impegno di una società civile che cerca una nuova identità nel vortice della globalizzazione per ridare vita alle campagne abbandonate, recuperare il suo eccezionale disegno, ripopolare le case che sono rimaste vuote e molte delle quali sono andate in rovina.
Non resta che ringraziare il prof. Oliveri e la Società di Storia Patria “Francesco Rosolino Fazio “ di Roccapalumba per aver creduto nella pubblicazione di questa opera e sperare che quanto evidenziato possa essere raccolto dalle autorità competenti affinchè questa cultura, ora ancora più povera, sia salvata.
Dr Mario Liberto