LA CHIESA MADRE DI RESUTTANO

 

 

 

I lavori di ristrutturazione della chiesa madre di Resuttano offrono alla nostra comunità parrocchiale l’occasione per rivisitare questo luogo in chiave teologica.

 In diverse occasioni, ognuno di noi ha avuto modo di varcare la soglia di questo magnifico edificio, però credo che raramente ci siamo soffermati a considerarlo come luogo teologico, cioè struttura in cui le varie parti che la compongono hanno il fine di elevare l’uomo alla dimensione trascendentale. 

Infatti: l’edificio cultuale in seno alla città è uno spazio designato per l’incontro con il Signore, in cui tutti gli uomini si raccolgono attorno all’unica mensa e all’unica Parola; esso è riconosciuto come luogo santo non solo per il fatto che si celebra il santo sacrificio, ma anche in virtù della santità di coloro che qui si raccolgono.

La chiesa, prima di essere struttura, è composta da soggetti: essa è soprattutto comunione, comunità.

L’edificio pertanto deve tenere in considerazione l’aspetto umano e quindi favorire al massimo la piena espressione della comunità che qui celebra i divini misteri.

A differenza dei templi pagani o del tempio di Gerusalemme, che erano la dimora della divinità, lo spazio cultuale cristiano è, principalmente, il luogo dove si raduna la comunità, che celebra con Cristo ed in Cristo il mistero della salvezza, diviene luogo sacro anche per la permanente presenza di Cristo nel sacramento del Suo Corpo.

La chiesa madre di Resuttano nelle sue forme attuali fu costruita nel 1720 dal principe di Resuttano Federico Di Napoli su una chiesa del 1500 costruita ad opera di Sigismondo figlio di Giovannella Ventimiglia.

            Nella sua composizione interna essa presenta le caratteristiche dettate dal concilio di Trento.

 Questo concilio ravvivò nelle gerarchie ecclesiali la coscienza che l’arte doveva istruire il popolo, confermarlo nella sua adesione alla fede e stimolarlo nella pratica della morale cristiana. Questo obiettivo esigeva chiarezza formale, semplicità linguistica, bellezza comprensibile, qualcosa cioè da cui il popolo rimanesse non solo affascinato ma anche attratto ed emozionato. A tale motivo, le composizioni artistiche non erano lasciate al caso; progettisti, assemblatori, scultori, pittori eseguivano un programma sempre approvato dalla autorità ecclesiastica e poi esaminato con rigore durante le visite pastorali dai vescovi.

            L’arte in generale metteva davanti agli occhi del popolo ciò che veniva predicato dai pulpiti. Tutto questo senza dubbio contribuì certamente ad una depurazione della vita religiosa.

            L’azione del concilio di Trento sull’arte cristiana fu molto profonda e duratura tanto da potersi affermare che la chiesa modellò l’arte a sua immagine.

            Strutturalmente abbiamo una navata ampia che conduce al presbiterio non tanto profondo nel quale sorge l’altare quale elemento principale di tutto l’edificio.

            La navata è concepita così spaziosa al fine di potervisi radunare un vasto uditorio attorno al pulpito che nel periodo post - Tridentino acquistò una importanza primaria. Il suo uso non era necessariamente legato alla liturgia, esso veniva usato al di fuori della messa per la catechesi e specialmente per il sermone dottrinale che nel secolo XVII era un appuntamento di società.

Ai lati della navata centrale sono presenti due altre navate che ospitano un discreto numero di altari che servivano per la celebrazione simultanea di più messe, ognuno di questi è dedicato ad un Santo particolare che rispecchia la sensibilità religiosa del popolo che qui vi si radunava.

            Tutto questo è il riflesso ormai sbiadito di un modo di concepire le cose, in questo caso le cose di Dio.

            Oggi alla luce del concilio Vaticano II molte cose sono cambiate, anche l’arredo della chiesa è cambiato. Il cambiamento è dovuto ad una diversa concezione teologica del culto: mentre con il Concilio di Trento abbiamo la celebrazione Eucaristica officiata dal solo sacerdote assistito da un ministro senza alcun riferimento alla presenza dei fedeli, oggi si afferma che la principale manifestazione della Chiesa si ha nella partecipazione piena ed attiva di tutto il popolo alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucarestia, alla medesima preghiera, al medesimo altare (SC n 41).

            L’'edificio chiesa oggi deve mirare ad una partecipazione piena ed attiva del popolo di Dio secondo compiti propri di ogni membro, cioè ogni luogo di culto deve avere una disposizione tale da poter presentare in un certo modo l’'immagine di una assemblea riunita e così consentire un’ordinata e organica partecipazione di tutti, ed inoltre favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno (PNMR n 257).

Francesco Maria Miserendino