GIORNATA MISSIONARIA DEL VOLONTARIATO
Alla fine di un’intensa attività di sensibilizzazione, volta alla raccolta di generi di prima necessità, da destinare per la missione in favore delle “Missionarie della Carità” di Madre Teresa di Calcutta di Palermo, il Volontariato Cristiano (costituito da un gruppo di ragazzi pieni di fede, generosi e molto sensibili alle problematiche della sofferenza e al dolore che vincola l’umanità intera nel suo pellegrinaggio sulla terra) si appresta a definire gli ultimi dettagli prima della partenza.
La giornata, si presenta fredda e uggiosa, ma noi con il morale e il sorriso che traspare sui nostri volti, partiamo per Palermo, presentandoci in perfetto orario, dove ci attendono con fiducia e gioia le suore.
Entrando si avverte da subito la miseria e l’indigenza del luogo che circonda la struttura, la quale ci induce a richiamare la nostra attenzione sullo stato in cui versa buona parte dell’umanità, quale i poveri, gli ammalati, gli emarginati…
“Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare ai poveri la notizia della loro salvezza. Mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per dire a tutti che è giunto il tempo nel quale il Signore salverà il suo popolo” (cfr. Lc 4, 18-19), dalla chiamata nessuno è escluso. Anzi, proprio coloro che la società o la legge emargina di più, sono i suoi prediletti.
Dopo la celebrazione della messa delle ore 9:00, sotto le direttive di una sorella indiana, suor Punja, cominciamo a prestare il nostro umile servizio insieme alla comunità, in un’atmosfera surreale di unione e carità di cuore, in contrapposizione all’abisso di dolore nel corpo e nello spirito in cui vengono a trovarsi in particolar modo, alcuni componenti provenienti dai più disparati ambienti sociali, culturali e nazionali.
Da ogni singola persona, emerge prepotentemente la storia personale, fatta di umiliazioni, mortificazioni e solitudine, perpetrati dalle cosiddette persone civili, in quanto per servire e colmare le proprie passioni negative, che sono il trionfo dei loro vizi, si ritengono in dovere di calpestare la dignità di una persona, magari meno fortunata di loro, ma sicuramente molto più umana e vicina all’amore di Dio.
Nell’ abisso di tanta sofferenza e solitudine, emergeva la spensieratezza e la giocosità di un bambino che riusciva a fendere e far passare un raggio di luce e di gioia in tutta la comunità.
“Dove c’è la pace di Gesù c’è la vera gioia della vita, che non è spensieratezza, ma vera felicità, anche nelle sofferenze” .
Madre Teresa di Calcutta, in una lettera del 1961 sottolinea che “senza la sofferenza il nostro lavoro sarebbe solo un impegno sociale”.
Nella nostra “non accettazione” della sofferenza, sembrerà strano, ma sono questi nostri amici che riescono a darci conforto: Franco che fa animazione, raccontandoci barzellette, ma alla fine, sporgendosi dal balcone ci saluta con un malinconico “grazie ragazzi”; Betty, che aspetta il suo primo figlio e la sua gioia è quasi dolorosa; Maria Giovanna e Nazareno che conservano le nostre foto, e tutti gli altri…
La giornata si conclude, una sosta in cappella e poi si riparte.
Nel cuore le parole di Madre Teresa: “Alcune volte mi sento piuttosto triste, perché riusciamo a fare così poco. Molte persone ci lodano per le nostre azioni, ma in effetti, ciò che facciamo è solo una goccia d’acqua in un oceano. È poco rispetto all’immensità della sofferenza umana.”
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Un grazie a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita della nostra missione.
Il Gruppo del Volontariato