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Cenni storici. Resuttano si estende sul fianco sud-orientale di una collina, a 642 metri sul livello del mare. Felice posizione, che la preserva dal vento di tramontana e la espone alla luce del sole nel corso di tutta la giornata; le offre allo sguardo i centri delle Madonie, quale anfiteatro naturale, e le pone sempre all’attenzione quel Castello, i cui ruderi si ergono sulla riva sinistra dell’Imera meridionale, da cui trae il proprio nome.
Voluto da Giuseppe di Napoli, fu fondato sulle terre dei feudo di Rachilepri e nacque ufficialmente il 7 giugno 1627. I suoi primi abitanti provenivano per lo più dai vicini centri delle Madonie: soprattutto le due Petralie.
La sua popolazione crebbe progressivamente, ma la vita degli abitanti non scorreva florida: dediti all’agricoltura e all’artigianato, subivano le angherie di soprastanti e notabili, tanto che uno dei Napoli, il principe Federico, ""nella visita fatta in questa di Resuttano dalli 14 novembre, X Indizione, 1761 per tutti li 3 aprile 1762" redasse un vero e proprio codice di regole " principalmente per invogliare alla buona e esatta amministrazione della giustizia, affinchè, non essendo oppressi li poveri da’ più comodi, si potessero togliere quelle prepotenze che d’ordinario sogliono accadere in que’ luoghi dove la giustizia non è riguardata con quello rispetto si dovrebbe". Ma, non ostante ciò, la situazione della gente non mutò. Rabbia e risentimento covavano, ed esplosero al momento opportuno. Così, il 3 febbraio del 1848, sulla scia della insurrezione antiborbonica di Palermo del 12 gennaio, anche Resuttano risorse, e, in quell’occasione, rabbia e rancori trovarono esca allo sfogo. Ma la repressione riportò, di lì a poco, tutto come prima. Nuovo fuoco divampò nel maggio del 1860, sulla nuova dell’arrivo di Garibaldi nell’Isola e della vittoria delle Camicie Rosse a Calatafimi, il 22 di quel mese " Principò la guerra civile ….. che terminò collo eccidio di quattro individui di quella famiglia, due dei malevoli colà riuniti, un settimo nipote di Purpura pigliato per equivoco, ed un ottavo che lontano da quella casa per antico livore fu ucciso da due malevoli": la famiglia era quella dei Purpura. Ma dalla Rivoluzione si passò ben preso alla Normalizzazione e proprio per opera di quei Garibaldini venuti a "liberare" il Sud. La vita riprese a scorrere come o peggio di prima. Così, a Cavallo dei secc. XIX – XX, un buon numero di resuttanesi prese la via delle Americhe conservando però un profondo legame con il paese natìo. Parecchi erano i problemi: l’acqua, delle strade, delle frane, della circoscrizione territoriale ecc., che testimoniano del grave stato in cui versava il nostro paese. E venne anche la guerra, la Grande Guerra. Anche i nostri concittadini furono chiamati al fronte e pesante fu il tributo di vittime che dovettero pagare. In onore e in ricordo di queste fu eletto un monumento in Piazza del Popolo e allocato il parco delle Rimembranze. Di lì a pochi anni fu la volta del Fascismo: " il periodo fascista non fu peggiorativo, ma certamente un periodo di blocco dell’evoluzione sociale…… In Resuttano il Regime fu particolarmente gradito ai civili e alle maestranze, come rivincita verso i villani che avevano alzato troppo la testa negli ultimi decenni" ( Lo Vetere). La seconda Guerra Mondiale rivide anche i nostri concittadini al fronte e furono, quelli, tempi molto difficili, anche per coloro che rimanevano. Con la fine della guerra e il rientro dei combattenti i problemi tornarono a farsi sentire prepotentemente: la miseria, la disoccupazione e i soliti altri. Il paese godeva di cole poche boccate di ossigeno; la realizzazione dello svincolo autostradale, lavori pubblici vari. Ma questo non permetteva di sbarcare il lunario. E Resuttano subì, a partire dagli anni ’70, il secondo, ma più consistente salasso della propria storia: l’emigrazione riprese in maniera sostenuta, soprattutto verso il Nord e i paesi di Oltralpe, ed essa continua tutt’ora, togliendo al centro quelle forze fresche che gli sarebbero necessarie.
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